LA COSTITUZIONE DELL’UOMO SECONDO GIULIANO KREMMERZ E LA METAFISICA EGIZIA

Ba2

Secondo il pensiero kremmerziano, l’uomo contiene in sé i quattro elementi che costituiscono l’universo, e che danno vita ai quattro corpi in cui egli è suddiviso, ovvero:

– un corpo materiale, fatto di ossa, carne e tessuti, che prende il nome di Corpo Saturniano (Terra);

– un corpo più sottile che emana dal primo, costituendone la sensibilità più grave, e che comprende nervi, centri nervosi e cervello. Esso è chiamato Corpo Lunare – o Astrale(Acqua), per la sua mutevolezza, analoga a quella della Luna;

– un’ individualità promanante dai due corpi precedenti e costituente la sua mentalità o uomo mentale, ovvero il Corpo Mercuriale (Aria); 

– infine, un principio luminoso, intellettivo, che partecipa della vita universale, e che viene detto Corpo Solare (Fuoco).

Bisogna però precisare che questa suddivisione quaternaria è puramente “didattica”, in realtà l’uomo è unitario poichè questi quattro corpi sono compenetrati tra di loro in modo tale che ogni cellula, ogni atomo di cui egli è costituito, contiene in sé gli altri tre, ed essi si manifestano nel suo Io in base alla loro influenza, a seconda di quale corpo egli è più o meno dominato.

Ognuno di essi rappresenta la sublimazione del più basso.

All’interno dei “Testi delle Piramidi”, ed in particolare nel corridoio della piramide di Unas ed in quella di Pepi I a Saqqara, si trova un elenco dei vari corpi di cui è costituito l’uomo. Vediamo quindi questa suddivisione secondo la metafisica egizia, rapportandola a quella kremmerziana.

Xat è il corpo fisico. Esso è semplicemente il “contenitore” dei corpi superiori, ovvero il Corpo Saturniano. Esso è formato da elementi presi in prestito dal nostro pianeta, le forze ed i materiali che lo costituiscono sono puramente terrestri.

Il Kaka  è il corpo energetico, il cui geroglifico è rappresentato dalle braccia protese verso l’alto. Il Ka viene anche detto il “doppio” dell’uomo, poiché ne riproduce fedelmente le fattezze. Ma il Ka, secondo la metafisica egizia, è anche il corpo indistruttibile, il “Corpo di Gloria” che ogni uomo si costruisce in vita, e che permane dopo la morte, quale frutto delle esperienze fatte nelle varie incarnazioni.

Per quanto riguarda il corpo astrale, gli egizi ne distinguevano una parte superiore (l’ IB) ed una inferiore (il BA).

Il Ba ba è l’Anima sensitiva (o astrale inferiore), raffigurata sotto forma di un uccello con testa umana, “l’Uccello-Anima”.

Il Ba rappresenta lo Spirito animatore, esso porta il fluido vitale e la sua caratteristica è la volatilità, la non fissità, per questo ha bisogno di un supporto, offertogli dal Ka.

L’Ibib , il cui geroglifico è il vaso, bilittero composto dalla piuma piumausata per scrivere e dalla gamba gam , è uno dei termini usati per designare il cuore, in senso metafisico, che, appunto, “versa in terra” (attraverso la scrittura, la piuma) ciò che proviene dai piani superiori, permettendone il movimento sul piano fisico (gamba), e rappresentando così l’Anima sensitiva superiore (o astrale superiore).

Il Ka, il Ba e l’Ib possono essere considerati come diverse sfumature del Corpo Lunare kremmerziano.

Nel Mago, il corpo lunare può allontanarsi in modo cosciente dal corpo fisico, mentre nei medium questa separazione avviene in modo incosciente.

Al momento della morte il lunare, come il Ba egizio, si allontana definitivamente dal corpo fisico. Esso rappresenta il limite tra la coscienza presente (uomo moderno, simboleggiato dal duo Saturno/Luna) e l’entità storica che si è reincarnata (uomo storico, occulto, Mercurio/Sole, l’essenza che non muta mai nell’adattamento al mondo esteriore).

Nell’incertezza nebulosa del corpo lunare o astro della notte, di dubbia luce, vagante e mobile, crepuscolare e indefinita, sede dell’astrale dei Magi, zona priva di chiarezza, le immagini si arrestano, si formano, si deformano, si trasformano, si affacciano irriconoscibili alla coscienza o simboliche all’intelligenza.” (La Scienza dei Magi, III vol., pag. 56)

Khu è il corpo mentale inferiore. Esso è la sede del pensiero, il campo in cui nascono l’immaginazione e la memoria. Inoltre vi risiedono facoltà come l’intuizione e la concentrazione. Anche la meditazione si svolge su questo piano.

Sekem, l’Intelligenza superiore, rappresenta la parte inferiore dello spirito che trasmette gli ordini della ragione al centro volitivo dell’Anemos.

Questi due corpi sono ulteriori suddivisioni del Corpo Mercuriale.

Il corpo mercuriale (o mercurio) della coscienza delle cose, viventi sull’estremo margine del centro di luce divina dell’uomo e del mondo, compendia l’essere eterno che si riproduce e continua.” (La Scienza dei Magi, III vol., pag. 56)

Ren, è il Nome, l’Individualità, ed è magistralmente rappresentato dal geroglifico renformato dalla bocca che parla, emettendo un suono, una vibrazione, indicato dalla superficie delle acque. Esso rappresenta quindi la vibrazione propria di ogni individuo.

Infine abbiamo Sah, l’involucro spirituale che circonda la scintilla divina che sta per incarnarsi, o corpo spirituale, e che rappresenta la vera parte immortale dell’uomo.

Ren e Sah sono analoghi al Corpo Solare, “la stella di splendore delle forze divine e della Eterna luce.” (La Scienza dei Magi, III vol., pag. 56)

Quindi, riepilogando:

XAT – CORPO SATURNIANO – Terra

KA/BA/IB – CORPO LUNARE – Acqua

KHU/SEKEM – CORPO MERCURIALE – Aria

REN/SAH – CORPO SOLARE – Fuoco

K2

Nella maggior parte dei casi, però, come ci dice il Kremmerz, l’uomo ha coscienza esclusivamente del suo corpo saturniano. Il Mago, il Maa-Kheru egizio (il “giusto di voce”, il saggio) invece, è colui che trae i suoi poteri dallo sviluppo della coscienza degli altri tre corpi, ovvero: “ la modalità lunare (coscienza del proprio corpo astrale), la modalità mercuriale (coscienza del proprio mercuriale o IBI) e la modalità solare (coscienza del proprio corpo igneo) per la sua finale trasformazione ammonea (igne natura renovatur integra). In conseguenza di queste tre modalità di essere, trasmutatorie della sua unità psichica, egli potrebbe (cum grano salis) separare la sua forma, cioè tutto quanto di lui fa avvertire a lui e agli altri la sua realtà (separando lunare); muovere e proiettare a distanza la sua forma (separando mercuriale o IBI); irradiare la sua forma (separando solare). (La Scienza dei Magi, III vol., pag. 658)

LA COSTITUZIONE ENERGETICA DELL’UOMO NELLA MEDICINA EGIZIA

Ba

Nel papiro di Ebers è presente il cosiddetto “Trattato dei Vasi”, uno scritto che, a differenza di ciò che sostiene la moderna egittologia, traducendo “vasi” per vene ed arterie che partono dal cuore, descrive il percorso energetico dei meridiani, quei “sottili” canali in cui scorre l’energia che ci sostiene. Nel suddetto papiro, infatti, leggiamo: “Quanto all’uomo, vi sono in lui dodici Mo verso il suo cuore.” (Ebers, 102-1) E questi, in stretto rapporto con il cuore, non sono altro che i dodici meridiani principali, chiamati dagli Indù “Nadis”. La “Chandogya Upanishad” (ottava lettura, sruta 1 e 2), ci dice in proposito: “Le vene sottili (nadi) che escono dal cuore consistono in una sostanza sottile…” E più in là: ”Come una via maestra tra due villaggi va dall’uno all’altro, ugualmente i raggi del Sole vanno ai due mondi, quelli di qui in basso e quelli di là in alto. Dal Sole che è là, in alto questi raggi fluiscono in queste vene, in esse insinuandosi, da queste vene essi fluiscono, insinuandosi nel Sole.” Inoltre, nel papiro di Berlino 163b vi è, analogamente a quanto asserito dalla medicina tradizionale cinese, la descrizione dei 22 Mo che percorrono il capo e che “portano Aria al suo cuore ed Aria a tutte le parti del corpo”.

In egizio, il termine “vaso” è composto dai geroglifici mo e si legge MO. In questa parola, troviamo il fallo, che indica un canale energetico attraverso cui scorre l’energia generativa; una spirale, simbolo delle energie cosmiche che si individualizzano; ed infine il simbolo del percorso del Sole, inerente alla manifestazione tangibile. Riassumendo, i Mo venivano definiti come dei canali in cui si immette l’energia cosmica per creare un individualità, per creare la Vita.

Sempre nel papiro di Ebers, leggiamo: “Inizio del segreto del medico. Conoscenza della marcia del cuore. Conoscenza del cuore. Vi sono dei Mo in lui per tutte le membra. In qualsiasi posto ogni medico, ogni sacerdote di Sekmet, ogni mago, mette le sue dita sulla nuca, sulle mani, sul posto dell’Ib, sulle due braccia, sui due piedi, egli trova il cuore, poiché i suoi Mo sono in tutte le membra, cioè egli parla di Mo di tutte le membra.” (Ebers, 99,1-5)

Per quanto riguarda il cuore, vi erano due termini per definirlo. Il primo è Ibcuore bilittero formato dalla piumapiuma (I), lo strumento per scrivere, attraverso cui si mette per terra il proprio contenuto mentale e dalla gamba (B). Così possiamo dare all’Ib il significato di forze provenienti dall’alto che discendono e si mettono in cammino. Quindi Ib indica il cuore che “versa in terra“ ciò che proviene dai piani superiori, assumendo così un significato metafisico, spirituale, quale ricettacolo dell’atman. Il secondo termine è Haty haty composto dall’avantreno del leone, e dal percorso del Sole. Viene tradotto come “colui che è avanti e che individualizza”, e, rispetto ad Ib, indica propriamente il cuore fisico ma anche le sue funzioni energetiche, quale ricettacolo del prana.

Dalla Medicina Tradizionale Cinese, sappiamo che vi sono tre energie principali che sorreggono il nostro corpo: l’ energia Yong, suddivisa in Yin e Yang, positivo e negativo, che circola in profondità negli organi per poi riaffiorare a livello dei meridiani sulla pelle; l’Energia Ancestrale, che regola e sostiene l’energia Yong, e di cui ce ne viene fornita una determinata quantità al momento della nascita; ed infine l’energia Oè che è tendineo – muscolare, e che riguarda anche la respirazione.

In Egitto ritroviamo gli stessi concetti, pur espressi in modo differente. Riguardo l’Energia Ancestrale, veniva indicata dal geroglificonu (NU) il simbolo delle Acque, dell’energia, accompagnato dai tre vasi e dal simbolo del Cielo, ovvero l’energia che prende forma, che si fissa dei limiti ben precisi, indicati dai tre vasi.

Questa Energia Ancestrale entra nel corpo attraverso la linea dei reni, si dirige verso l’ano e qui si divide in due rami: il Vaso Governatore (Tu Mo), che regola il potenziale positivo, percorre l’asse mediano posteriore del corpo, gira intorno al capo e termina all’interno del labbro superiore; ed il vaso Concezione (Jenn Mo), che invece regola il potenziale negativo, percorre l’asse mediano ventrale e termina all’interno del labbro inferiore. Secondo la Medicina Egizia, questi due Mo possono propagare la malattia attraverso tutto il corpo, per questo motivo gli Egizi agirono a livello terapeutico preferenzialmente proprio sul punto di biforcazione di queste due energie a livello dell’ano, mediante l’uso di particolari preparazioni tipo “supposte”, lavaggi o clisteri contenenti i medicamenti appropriati, come si può leggere nelle molte ricette del papiro di Chester-Beatty, in modo che attraverso il Tu Mo ed il Jenn Mo raggiungessero l’organo ammalato.

IsNef

Accanto a queste pratiche, figurava anche la cosiddetta “digitopressione” sui meridiani, di cui erano esperti i sacerdoti di Sekmet, la Dea a testa di leone (il leone, analogo al cuore, il luogo di “nascita” dei Mo).

Un’altra tecnica in uso presso gli egizi, era quella definita “moksa” dai cinesi, che consisteva nel porre delle tavolette d’argilla o di lievito di birra riscaldate, o anche dei coni o piastrine di erbe, lungo determinati punti dei meridiani, al fine di stimolarne l’energia, per risolvere una data malattia.

Per quanto riguarda l’energia Oè, che nasce dal meridiano dei polmoni, possiamo rintracciare questo concetto nella figura della dea Neith, colei che presiede alla trama e all’ordito, intrecciando le due polarità, Yin e Yang, per creare un “tessuto”: “Quindi il corpo nella sua totalità è assimilato ad un tessuto e questa Funzione del tessere rende corporale e fissa lo Spirito in noi per mezzo della respirazione, e tramite essa, si può compiere la tessitura di ciò che anima (Aria) con ciò che è animato (Sangue)” (Angelini A., rivista Kemi Hathor, 1988)

La nostra Tradizione occidentale, che come sappiamo deriva da quella egizia, assimila i dodici Mo principali ai dodici segni dello Zodiaco. Lo Zodiaco, nell’Antico Egitto, è chiaramente illustrato nel famoso “Libro delle Porte”, scolpito in numerosi monumenti, ma di cui esistono solo quattro versioni complete: nel sarcofago di Seti I, nella tomba di Ramses VI, nel corridoio dell’Osireion di Abido e nella tomba di Pedemenotep. E’ perciò possibile fare un parallelo tra queste “Porte” e le caratteristiche dei rispettivi meridiani. Ogni Porta possiede un nome e due Guardiani, che ne riassumono le caratteristiche. Vediamo, in breve, queste corrispondenze.

Prima Porta: questa prima sezione corrisponde al segno dell’Ariete, dove troviamo il domicilio diurno di Marte e l’esaltazione del Sole. La Porta inizia con la dicitura “il Guardiano dei monti”, e vi è la raffigurazione di Amon-Ra sulla Barca Solare. Amon-Ra, il dio a testa d’ariete, rappresenta Dio che entra in azione, tramite un movimento, una vibrazione, il Verbo. Il Mo relativo è il Maestro del cuore, il Pericardio. La frase iniziale “il Guardiano dei monti, dei luoghi elevati”, richiama la funzione del suddetto Mo di “Ministro (Marte) deputato alla difesa dell’Imperatore (Sole)”, come lo definiscono i cinesi, dato che le energie perverse che possono turbare il cuore vengono deviate verso il suo ministro, il pericardio.

Ptimaporta

Seconda Porta: il nome della Porta è “Quella con fiamme violente”, richiamando così alla mente il Mo del Triplice Riscaldatore, il “San Jiao” dei cinesi, nel cui ideogramma si trova il radicale del fuoco ed un uccello senza la coda, sottoposto all’azione delle fiamme. Il Mo è analogo al segno del Toro. Il Triplice Riscaldatore, mediante questo “calore” coordina tutte le attività dell’organismo, presiede alla circolazione energetica del Qi, assicura la circolazione dei liquidi (Venere e Luna si trovano rispettivamente in domicilio e in esaltazione nel segno e sono legate all’elemento Acqua) e la loro eliminazione (attraverso il segno di fronte, lo Scorpione/Vescica), rinforza e protegge l’organizzazione del sistema nutritivo.

Terza Porta: è una porta di movimento, infatti i suoi due Guardiani si chiamano “Terremoto” e “Scuotimento di terra”, in accordo con le caratteristiche di instabilità e, appunto, di movimento del Neter che regge il relativo segno, i Gemelli, domicilio di Mercurio. In questa Porta Ra dice: “Guardatemi o dei! Si levino per me quelli che sono nei loro sepolcri! Alzatevi, o dei, io ho ordinato per voi la vostra esistenza.” Il dottor Angelini, nel suo “Manuale di Astrologia Egizia”, a proposito di ciò, afferma: ”Si preannuncia, in questo passo, l’animazione dell’individuo per mezzo dell’insufflazione dell’”Anemos”, del “Soffio”.” (Angelini A., 1992, p 68) Ed infatti, Gemelli regge i Polmoni. I cinesi chiamano il rispettivo Mo “Maestro dei Soffi”, poiché regola la propagazione dei soffi Yin e Yang attraverso l’organismo, fino alla pelle ed ai peli.

Quarta Porta: vi compare Horus, che di fronte a quattro gruppi di uomini, simbolizzanti le quattro razze umane, dice “Grande Acqua!”, e più in avanti: “Per voi sono le lacrime del mio Occhio glorioso (di Ra) nel vostro nome di uomini!”. Secondo la credenza egizia, l’umanità, nasce proprio dalle lacrime di Ra, e con il nome di “Hamamit” rappresenta l’Anima collettiva della stessa. Tutto questo richiama il segno relativo, il Cancro, domicilio della Luna ed esaltazione di Giove. Il segno è preposto allo Stomaco e al duodeno. I cinesi chiamano lo stomaco “il mare dei cinque Zàng e dei sei Fu (organi interni), il mare dei liquidi e dei cereali, il mare dei soffi”, richiamando l’aspetto del Cancro di “Acque Madri”, inoltre è il fondamentale produttore e fornitore d’energia.

Quinta Porta: il suo nome è “Maestro dell’ Elevazione”, richiamando le funzioni spirituali del Cuore/Ib che abbiamo già visto. I suoi due guardiani si chiamano “Vero Cuore” e “Cuore Misterioso”, infatti questa Porta è il segno del Leone, domicilio del Sole, preposto al Cuore. Il relativo Mo, per i cinesi è “l’imperatore nascosto al centro del suo palazzo” che governa al fine di mantenere l’equilibrio tra le varie funzioni dell’organismo, colui che alloggia gli spiriti Shen, provenienti dal Cielo, governa il sangue ed i vasi sanguigni, la traspirazione, controlla la parola e la sua apertura si trova sulla lingua. Gli egizi, a tal proposito affermavano che “la lingua ripete ciò che il cuore ha pensato”; il saggio Amenenope, autore di uno dei cosiddetti “libri sapienziali”, un papiro risalente probabilmente al 1320 a.C., in uno dei suoi proverbi afferma: “Porgi le orecchie e ascolta quanto si dice; applica il tuo cuore, al fine di comprendere! (…) Non separare il cuore dalla lingua.( Kaster J., La saggezza dell’antico Egitto, 1998, Newton&Compton, Roma- p. 147).

Sesta Porta: in questa Porta troviamo Osiride che, dinnanzi a degli uomini chini sui primi germogli che spuntano dalla terra, dice: “Essi lavorano sul grano, abbracciano il grano divino” E’ il segno della Vergine, preposto all’Intestino Tenue, il cui corrispondente Mo è per i cinesi la via verso cui sono indirizzate le materie nutritive provenienti dal “granaio” dello stomaco. L’intestino tenue rielabora il nutrimento, separando “il puro dall’impuro”.

Settima Porta: il suo nome è “La Brillante”, con i suoi due Guardiani, “Colui che ha bisogno” e “Il cieco”, indicando con quest’ultima parola come nel segno della Bilancia, domicilio di Venere ed esaltazione di Saturno, il Sole comincia ad andare in declinazione nord ed il periodo di insolazione diminuisce. La Bilancia regge i Reni, ed in questa Porta vi sono delle dee che portano un serpente, con sotto la dicitura: “Esse portano il duplice serpente…”, richiamando il “duplice magnetismo”, la doppia natura, di Acqua e di Fuoco, che i cinesi attribuiscono ai reni. Questi, governando ciò che sta in profondità, sostengono ogni aspetto della vita in modo fermo e duraturo, tesaurizzano i soffi e tutto ciò che serve al mantenimento ed alla strutturazione della vita.

Ottava Porta: il suo nome è “Ardore”, infatti è il segno dello Scorpione, domicilio notturno di Marte, legato ad una profonda intuitività ma anche ad una sentimentalità inconscia. In questa Porta, Ra dice a coloro che riescono a padroneggiare questa loro sentimentalità inconscia: “O voi che nuotate, vi sia respiro per le vostre narici. Voi che avete il dominio sulle vostre acque, siate contenti della vostra freschezza, voi vi muovete verso le acque primeve. Il vostro movimento è lungo il fiume, le vostre anime sono sopra la terra. Essi sono contenti di respirare e non periranno.” Questo, come il nome del Guardiano di tale Porta, “L’inondazione”, ci rimanda al relativo Mo, Vescica, che trasforma, rielabora, ed infine elimina i liquidi corporei e, come affermano i cinesi, mantiene costante la relazione fra la “terraferma e i corsi d’acqua”, evitando la “comparsa di secchezza” o il “verificarsi di inondazioni”.

Nona Porta: è il segno del Sagittario, domicilio di Giove, che regge il Fegato. La Porta si chiama “Grande di onore”, ed il suo Guardiano “Colui che supporta la terra”, ci rimanda al corrispondente Mo che, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, ha l’ideogramma di uno scudo conficcato nella terra, pronto a difendere e a proteggere, come il compito che il relativo organo svolge nel nostro corpo.

Decima Porta: il suo nome è “La Sacra”, e vi è raffigurata la faccia di Ra sulla Barca Solare. La faccia si traduce per “sopra, colui che è sopra”, infatti questa Porta è il segno del Capricorno, domicilio di Saturno ed esaltazione di Marte, che occupa la parte più alta dello Zodiaco. Il relativo Mo è Vescica Biliare, che è annoverata, oltre che fra i dodici meridiani principali, anche fra gli otto detti “straordinari” o “curiosi”. Il nome del guardiano di questa Porta è “L’Esecutore”, e sappiamo che il Mo di Vescica Biliare, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, è quello che influenza il comportamento degli altri organi e visceri, poiché essi lo “consultano” per la sua capacità di emettere giudizi corretti ed equi, e quindi, in un certo senso, gli spetta “l’ultima parola”. Tra l’altro questo Mo regge la capacità di prendere decisioni, inoltre controlla i muscoli ed accumula e secerne la bile.

Undicesima Porta: è la Porta delle influenze cosmiche, il segno dell’Acquario, retto da Saturno e Mercurio. Vi troviamo rappresentate 8 dee con una stella sul capo, sedute sulle spire di serpenti arrotolati, indicando delle forze magnetiche che dopo esser state elaborate, vengono inviate in terra, come il rispettivo Mo, Milza/Pancreas, che ha il compito di lavorare le essenze, elaborarle, per poi distribuirle all’intero organismo.

Dodicesima Porta: è il segno dei Pesci, domicilio di Giove ed esaltazione di Venere, che chiude il circuito Zodiacale. Il nome dei suoi due Guardiani, “Il fuggitivo” e “Quello dell’alba”, richiama l’idea di qualcosa che “esce”, “che viene spinto fuori”, come anche la rappresentazione della dea Nut con le braccia che escono dall’acqua. Infatti, il relativo Mo, Grosso Intestino, è preposto all’espulsione degli scarti, dopo aver operato un recupero dei liquidi.

SEGNI

ORGANI

M

Ariete

Sangue, pericardio.

MC

Toro

Gola, corde vocali, laringe.

TR

Gemelli

Polmoni, sistema nervoso periferico, timo.

P

Cancro

Cervello, midollo spinale, stomaco, duodeno.

St

Leone

Cuore, arterie, vista.

C

Vergine

Intestino tenue, peritoneo.

IT

Bilancia

Reni, tubuli renali.

R

Scorpione

Vescica, organi genitali femminili, ano.

V

Sagittario

Fegato, organi genitali maschili, ipotalamo.

F

Capricorno

Cervelletto, corpo calloso, cistifellea, milza.

VB

Acquario

Pancreas, sistema linfatico, vene.

MP

Pesci

S. N. simpatico e parasimpatico.

GI

Passiamo adesso ad analizzare i corpi sottili dell’uomo, secondo quanto ci è stato tramandato dagli antichi egizi. La casta sacerdotale egizia, postulò l’esistenza di più corpi, analogamente a quanto asserito dalla tradizione indù.

CORPO

NOME EGIZIO

NOME INDU’

Corpo fisico

Xat

Stubla Bhuta

Corpo energetico

Ka / Kaibit

Linga Sharira

Anima sensitiva inferiore

Ba

Kama Sharira

Anima sensitiva superiore

Ib

Kama Sharira

Mentale Inferiore

Khu

Rupa Manas

Mentale Superiore

Sekem

Arupa Manas

Il Nome- L’Unità Cosmica

Ren

Buddhi

L’involucro spirituale che circonda la scintilla divina; la Coscienza Universale

Sah

Atma

Questo elenco si trova nei “Testi delle Piramidi”, in particolare nel corridoio della piramide di Unas ed in quella di Pepi I a Saqqara.

Xat è il corpo fisico, quello che gli indù chiamano Stubla Bhuta. Esso è semplicemente il “contenitore” dei corpi superiori.

Il Ka è il corpo energetico, il cui geroglifico, come abbiamo visto, sono le braccia protese verso l’alto. Bernard, a tal proposito, nel suo “La science occulte egyptienne”, ci dice: “Le mani alzate mimano il passo magnetico; è attraverso le mani che si capta e si distribuisce il magnetismo umano”. (Bernard J.L., p 5) Ed infatti, presso gli indù, questo corpo viene chiamato anche Pranamayakosha, ossia il veicolo del Prana. Il Ka viene anche detto il “doppio” dell’uomo, poiché ne riproduce fedelmente le fattezze. Ma il Ka, secondo la metafisica egizia, è anche il corpo indistruttibile, il “Corpo di Gloria” che ogni uomo si costruisce in vita, e che permane dopo la morte, quale frutto delle esperienze fatte nelle varie incarnazioni: “Se il Ka è il Principio della Forma che dà forma alla sostanza per fare la Materia, esso diventa il punto d’appoggio di tutta la manifestazione; è il Ka che attraverso questo “divenire” delle modificazioni multiple, dalle forme più basse giunge alla realizzazione del corpo indistruttibile.” (Angelini A., 1992). Quindi il Ka è qualcosa di più del corpo eterico propriamente detto. Quest’ultimo gli egizi lo indicarono con il termine Kaibit, l’ombra. Nel suo geroglifico troviamo anche la rappresentazione di tre api (bit=ape): “Ora l’ape è una tessitrice di cellule. Kaibit è dunque l’ape organica, tessitrice delle cellule, che assicura a nostra insaputa il funzionamento organico” (Bernard J.L., p 26). Ciò si avvicina maggiormente al concetto di corpo eterico, la cui funzione è quella di mantenere e “restaurare” il corpo fisico.

Per quanto riguarda il corpo astrale (il Kama Sharira indù), gli egizi ne distinguevano una parte superiore (l’ IB) ed una inferiore (il BA).

Il Ba è l’Anima sensitiva (o astrale inferiore), raffigurata sottoforma di un uccello con testa umana, “l’Uccello-Anima”.

Il Ba rappresenta lo Spirito animatore, esso porta il fluido vitale e la sua caratteristica è la volatilità, la non fissità, per questo ha bisogno di un supporto, offertogli dal Ka. “Il Ka, il Fisso alchimico, purgato attraverso l’azione di Acth, il Fuoco, il Solfo alchimico, diverrà Corpo di Gloria, o Legno di Vita e rimarrà unito al suo Ba, come supporto eterno, immortale, tal quale, analogicamente, un corpo fisico che mantiene la continuità di coscienza sia in questo mondo che nell’altro.” (Angelini A., 1992).

L’Ib, come già detto, è uno dei termini usati per designare il cuore, in senso metafisico, che, appunto, “versa in terra” ciò che proviene dai piani superiori, rappresentando così l’Anima sensitiva superiore (o astrale superiore).

Khu è il corpo mentale inferiore. Esso è la sede del pensiero, il campo in cui nascono l’immaginazione e la memoria. Inoltre vi risiedono facoltà come l’intuizione e la concentrazione. Anche la meditazione si svolge su questo piano.

Sekem, l’Intelligenza superiore, è il Manas superiore della filosofia indù. Esso rappresenta la parte inferiore dello spirito che trasmette gli ordini della ragione al centro volitivo dell’Anemos.

Ren, è il Nome, l’Individualità, ed è magistralmente rappresentato dal geroglifico formato dalla bocca che parla, emettendo un suono, una vibrazione, indicato dalla superficie delle acque. Esso rappresenta quindi la vibrazione propria di ogni individuo.

Infine abbiamo Sah, l’involucro spirituale che circonda la scintilla divina che sta per incarnarsi, o corpo spirituale, e che rappresenta la vera parte immortale dell’uomo.

Bibliografia

– Angelini A., Manuale di Astrologia Egizia, 1992, Kemi, Milano

– AA. VV., Rivista Kemi Hathor, Riza/Kemi, Milano

AA.VV. Medicina Classica Cinese, 2012, Bellavite, Missaglia (LC)

Bernard J.L., La science occulte egyptienne, 1990, Henri Veyrier/Lib. l’Avenue, Parigi

SIMBOLISMO E TERAPEUTICA DELLA ROSA

Rosa

Se Zeus volesse donare un regno ai fiori, la rosa regnerebbe su tutti.
(Saffo)

Gli antichi Egizi consideravano la Rosa quale il simbolo della “Conoscenza Segreta”, ed era consacrata ad Iside. Presso i Greci era il simbolo della gioia, della bellezza, dell’amore e quindi sacra ad Afrodite. Il mito narra che la dea, innamorata del giovane cacciatore Adone, nulla potè fare per salvarlo dalla morte causata dall’attacco di un cinghiale. Nel soccorrere il suo amato, Afrodite si ferì con dei rovi e dal suo sangue sbocciarono delle Rose rosse. Zeus commosso dal dolore di Afrodite, permise ad Adone di vivere per quattro mesi nell‘Ade e per quattro nel mondo dei vivi, altri quattro, invece, dove avrebbe preferito. Per questo motivo la Rosa venne considerata il simbolo dell’amore che vince la morte, ma anche della rinascita. Questo fiore veniva coltivato nei giardini funerari ed era spesso ornamento di tombe, per garantire al defunto il raggiungimento dell’immortalità nell’altra vita. Ecate era talvolta rappresentata con una corona di Rose.
La dea Aurora veniva spesso chiamata “
la dea dalle dita di rosa” (rododaktulos), perché associata al sorgere del Sole. Nei culti dedicati a Dioniso si usavano ghirlande di Rose poiché si credeva avessero la facoltà di alleviare gli effetti dell’ubriachezza e che potessero far sì che gli ebbri non raccontassero i loro segreti. Questo legame tra Rosa e Segretezza lo ritroveremo in seguito nel Medioevo cristiano, dove una Rosa a cinque petali era posta sul confessionale come simbolo di riservatezza e segreto: l’iscrizione “sub rosae” significava infatti porsi sotto il sigillo del silenzio e della discrezione.
Anche a Roma la Rosa rivestì una notevole importanza; sacra a Venere, era uno dei fiori con cui venivano adornate le tombe. Ciò avveniva principalmente in cerimonie chiamate Rosalia che avevano luogo, secondo la località in cui erano svolte, in un periodo compreso tra il mese di Maggio e quello di Luglio; durante questi riti si offrivano delle Rose ai Mani, le anime dei defunti ritenute divinità protettrici del focolare domestico. Era poi consuetudine gettare petali di Rose al passaggio dell’imperatore e di Rose era la corona che egli portava sul capo.
La simbologia cristiana medioevale fa della Rosa il simbolo dell’Amore Sacro, dal sentimento mistico della “Rosa candida” di Dante alla Passione di Cristo simboleggiata dalla Rosa di colore rosso sangue. Come nel mondo cattolico la Rosa rappresenta il sangue del Cristo, così in quello islamico è simbolo del sangue di Maometto. Per la tradizione islamica la Rosa è l’emblema di un percorso metafisico che mira alla trasformazione profonda della coscienza. Nel Sufismo questo sentiero era detto “
Sebil-el-Uard”, ovvero la “Via della Rosa”.
Sempre connesso al simbolismo di questo fiore fu l’ordine cavalleresco reclutato da Re Artù per la ricerca del Graal, ovvero quell’ordine chiamato “La Rose Noire”.
I Rosacroce, famoso ordine ermetico cristiano, elessero la Rosa quale loro simbolo, a rappresentare la più alta forma di coscienza e di
elevazione spirituale.
Negli antichi manoscritti alchemici, la Rosa è stata spesso definita il Fiore dei Saggi, emblema dell’apertura della coscienza.

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Dal punto di vista spagirico, la signatura rerum della Rosa ne fa un ottimo rimedio per riequlibrare il cuore in seguito a delusioni e dispiaceri, infatti essa corrisponde all’armonia (Venere) del cuore (Sole), ed i segni zodiacali interessati, ovvero Ariete (pericardio) e Leone (cuore) sono i settori fisici ed energetici sui quali andrà ad agire, coadiuvati dalla Bilancia (reni) con la sua funzione di armonizzazione.
In erboristeria, la cosiddetta acqua di Rose, ottenuta dall’infusione dei petali, trova largo impiego, oltre che per la cosmesi della pelle, anche per lavaggi oculari in caso di occhi stanchi o irritati, come lenitivo in caso di ustioni, eczemi e infiammazioni, pruriti.
Il gemmoderivato di giovani germogli regola la risposta immunitaria dell’organismo, conferendo al preparato un’efficace azione contro varie forme allergiche.
E’ inoltre utile in caso di insufficienza venosa, capillari fragili e varici. Molto utilizzata in fitoterapia è la Rosa selvatica (Rosa Canina), le cui bacche contengono vitamina C in quantità fino a 50-100 volte superiore rispetto agli agrumi e rappresentano oltre che un rimedio contro gli stati influenzali, anche un ottimo tonico per l’esaurimento psico-fisico, aiutano a sconfiggere lo stress ed hanno un’azione purificante in quanto stimolano l’eliminazione delle tossine attraverso la diuresi.

Signatura planetaria: Venere – Sole
Segni zodiacali: Ariete – Leone – Bilancia

IL SIGILLO DELLA NATURA: LA SIGNATURA RERUM

Paracelso

Il significato della Signatura Rerum, formulata in massima parte da Paracelso e dal filosofo Jakob Böhme, e di grande importanza in Spagyria, oggi ha subito un profondo travisamento. Con questo termine, infatti, si indica generalmente il fenomeno per cui una pianta, o una parte di essa, che rassomiglia ad un organo del corpo umano, serva a curare proprio quell’organo, per cui se una pianta possiede un succo rosso curerà il sangue, se ha la forma di un organo curerà quell’organo, come ad esempio la noce, avendo forma di cervello, servirà a curarne le patologie, ecc. Questo è indubbiamente vero, ma un po’ riduttivo, poiché non è la forma, ma la “forza vitale” di cui è portatrice la pianta, e che gli conferisce quella particolare morfologia, ad esplicare l’azione terapeutica.

Per capire cosa sia questa Signatura, questo “Sigillo delle Cose”, è indispensabile fare una premessa.

L’Universo è un’espressione dell’Intelligenza Unica, ed è retto da Sette Funzioni primarie, che altro non sono che il risultato della proporzione armonica tra i primi quattro numeri, la Tetraktys di Pitagora, ovvero l’espressione della divinità nel suo divenire. Sono quelle entità che sottostanno alla manifestazione in modo invisibile, inafferrabile ai sensi fisici, che vengono definiti Archetipi, Dei, o Neter dagli egizi. Queste Sette Funzioni, nella discesa dalla Virtù Prima al mondo fisico, attraverso i quattro piani dell’esistenza, si manifestano secondo il grado di materializzazione specifico di ogni piano. Così avremo che sul piano spirituale rappresenteranno le virtù morali; sul piano psichico, le forze intellettive ed emotive: sul piano energetico, le varie forme sotto le quali si presenta l’energia (elettromagnetismo, luce, colore, suono, elettricità, ecc.); sul piano fisico, infine, si materializzano nella materia atomica composta dai 92 elementi della Tabella di Mendeleev.

Queste sette Funzioni, nella loro concretizzazione nei vari esseri di natura (minerali, vegetali, animali), si servono del circuito zodiacale, i cui segni rappresentano le 12 Potenzialità: “le Funzioni si proiettano su di un dato settore dell’anno, o segno zodiacale, e dove esse colpiscono, in quel punto si cristallizza l’individuo in questione. Per cui l’essere che entra in manifestazione, riceve la sua forza esistenziale dalla Funzione, mentre la sua veste di materia, la sua forma gli viene data dal settore specifico dell’anno su cui si è posata la Funzione.” (A. Angelini – Il Serto di Iside vol. I, pag. 35).

Ed è proprio la dipendenza di una pianta da queste Funzioni e Potenzialità zodiacali che era chiamata dagli alchimisti medievali con il nome di Signatura Rerum.

Vediamo come queste Sette Funzioni si esplicano sui vari piani:

  • W Saturno: è il Fuoco che diviene materia, il potere di coagulazione dell’Universo. Sul piano morale rappresenta il potere di cristallizzazione, la freddezza, la determinazione, il sacrificio, l’ascesi. Sul piano psichico è il potere di concentrazione della mente, la sua forza di astrazione. Sul piano energetico corrisponde al colore viola; tra le note musicali è il Do. In campo atomico è il Carbonio, che è la base di tutta la chimica organica, e nel secondo piccolo periodo è il Silicio, la base della crosta terrestre (lo scheletro, potremmo dire, dell’uomo e della terra).

  • V Giove: è il Sole che è divenuto materia. Sul piano morale rappresenta l’ordine, la regalità, colui che governa con equità e giustizia. Sul piano psichico è la larghezza di vedute, lo spirito sintetico di giudizio, il coraggio e la sicurezza che derivano dalla rettitudine e dalla giusta valutazione degli avvenimenti. Sul piano energetico è il colore azzurro; tra le note è il Re, la nota base del canto gregoriano e della musica indù, e sul cui metro armonico furono edificate le cattedrali gotiche. In campo atomico è il Calcio nel primo grande periodo ed il Magnesio nel secondo piccolo periodo. Questi due elementi, combinati tra loro sotto forma di carbonati, danno origine alla grande varietà dei marmi, con cui furono costruiti gli antichi templi. Ad una maggiore concretizzazione, è lo Zinco.

  • U Marte: è il sole nell’atto di esplicare la sua Volontà. Sul piano morale è il dinamismo, la forza, il movimento, l’energia. Senza di lui il mondo sarebbe inerte. Sul piano psichico rappresenta la creazione e l’esteriorizzazione del mentale, per suo tramite la volontà ha uno scopo verso cui dirigersi e creare gli impulsi necessari all’azione. Sul piano energetico è l’arancione; tra le note il Mi. In ambito atomico, nel primo e secondo piccolo periodo è il Cloro ed il Fluoro, ancor più materializzato, invece, il Ferro, il Manganese ed il Cobalto.

  • Q Sole: è l’Intelligenza che governa, la Virtù prima che si manifesta. Sul piano morale rappresenta la più alta concezione dello spirito creatore che domina ed agisce secondo Volontà. E’ il Fuoco che modella e trasmuta. Sul piano psichico è la parte superiore della coscienza atta a dirigere ed esercitare un’autorità naturale su ogni cosa. Il suo glifo è un cerchio, la figura geometrica simbolo della perfezione, che troviamo sul capo delle divinità egizie. Sul piano energetico è il colore rosso; tra le note musicali il Fa. In campo atomico è l’Ossigeno, elemento portatore di Fuoco e quindi di vita, poichè vita significa combustione. Nel secondo piccolo periodo è lo Zolfo, e ad una condensazione maggiore, l’Oro, il metallo più nobile.

  • T Venere: è l’unione dell’intelligenza con la materia. Sul piano morale simboleggia l’armonia, l’equilibrio, l’amore. Sul piano psichico è l’amabilità, la dolcezza, la simpatia che permette che vi siano tra gli esseri dei rapporti armonici. Venere è colei che imprime il sigillo della bellezza nelle cose, quindi rappresenta anche il gusto dell’arte nel senso più ampio del termine. Sul piano energetico è il colore verde; in campo musicale è il Sol. Sul piano atomico è il Sodio ed il Potassio, ancor più materializzata è il Rame.

  • S Mercurio: la facoltà che rende l’Universo cosciente di se stesso. Sul piano morale è il modo di espressione, di comunicazione, di contatto, di interscambio. Sul piano psichico rappresenta la velocità di apprendimento, la percezione, ed il mezzo che fa sì che le manifestazioni del mondo intellettuale si concretizzino sul piano fisico. E’ quella forza che spinge verso la conoscenza, stimolando massimamente il senso critico ed il potere di analisi. E’ il messaggero degli Dei che non solo dona la facoltà di creare le idee, ma anche di trasmettere queste idee attraverso la parola e quindi di condurle da un “dentro” ad un “fuori”. Sul piano energetico è il colore giallo; tra le note è il La. Nel mondo atomico, nel primo piccolo periodo è l’Azoto, l’elemento che permette gli scambi tra il terreno e la pianta. Sappiamo, ad esempio, come in campo biochimico i prodotti a base di azoto esplicano un’azione sul mentale, in ossequio all’archetipo. Nel secondo piccolo periodo è il Fosforo, molto importante nel fenomeno della fosforilasi, reazione chimica mediante la quale il glucosio viene introdotto nella cellula da un “fuori” che è il sangue ad un “dentro” che è, appunto, la cellula. Ad uno stato di maggiore condensazione è il Mercurio volgare o Argento vivo.

  • R Luna: sul piano morale è il Sole nel suo rilfesso immaginativo, è la materia che si lascia plasmare e fecondare, quindi rappresenta il processo fecondativo e creativo. Sul piano psichico è l’immaginazione, la memoria, l’impressionabilità psichica. Sul piano energetico è il colore indaco; tra le note è il Si. In campo fisico è il Boro e l’Alluminio, ancora più materializzata è l’Argento.

La funzione spagirica di ogni pianeta la ritroviamo in modo similare, seppur non identico, anche in alchimia, attraverso la quale si opera un processo di trasmutazione interiore.

La “forza vitale” di ciascuna di queste sette Funzioni si manifesta, a livello del corpo umano, nelle ghiandole del sistema endocrino.

Così avremo che:

  • W regge l’epifisi

  • V regge l’ipofisi

  • U regge la tiroide

  • Q regge il cuore nella sua funzione endocrina (secrezione dell’ ormone chiamato peptide natriuretico atriale o atriopeptina, che agisce a livello della circolazione sanguigna, sui reni, sulle surrenali e su alcune zone del cervello che regolano la pressione del sangue)

  • T regge le surrenali

  • S regge il pancreas

  • R regge le gonadi

Le 12 Potenzialità zodiacali, unione di più Funzioni, presiedono a tutti gli altri organi del corpo, secondo il classico schema:

  • A Ariete: bocca – sangue – pericardio

  • B Toro: lingua – gola – corde vocali – laringe

  • C Gemelli: sistema nervoso – timo – polmoni

  • D Cancro: cervello – midollo spinale – stomaco – duodeno

  • E Leone: cuore – arterie

  • F Vergine: intestino – peritoneo

  • G Bilancia: reni – tubuli renali – controllo idro-salinO

  • H Scorpione: colon – ano – organi femminilI

  • I Sagittario: ipotalamo – fegato – organi maschili

  • L Capricorno: cervelletto – corpo calloso – milza – cistifellea

  • K Acquario: sistema linfatico – vene

  • L Pesci: sistema nervoso simpatico e parasimpatico – seno

Quindi, ogni pianta possiede una sua particolare Signatura, unione di una o più Funzioni e di una o più Potenzialità zodiacali, che svolgeranno la loro azione terapeutica sugli organi in questione.

Ad esempio, la salvia (Salvia officinalis) possiede come Funzioni Giove e Marte, e come Potenzialità zodiacali Scorpione, Sagittario e Capricorno. Di conseguenza, è un’erba che agirà sul complesso ipofisi/ipotalamo come un tonico stimolante utile nei casi di astenia e nevrastenia, stati di prostrazione psichica causati da dispiaceri o da intenso lavoro intellettuale; esplicherà anche la sua azione a livello epatico, nelle dispepsie e nelle digestioni lente, nonchè a livello dell’apparato genitale femminile e maschile con una funzione estrogenica e regolarizzante del ciclo mestruale, utile anche in caso di sindrome climaterica, sterilità, frigidità e impotenza.

“La Melissa non solo è nel giardino, ma anche nell’aria e in cielo, Saturno non è solo nel firmamento, ma anche nell’intimo della terra e dell’oceano. Cos’altro è Venere se non l’artemisia che cresce nel vostro giardino? Che cosa è il Ferro se non Marte? Questo significa che Venere e l’Artemisia sono prodotti della stessa essenza, e che Marte e il ferro sono manifestazioni di una stessa causa. Che cosa è il corpo umano se non una costellazione degli stessi poteri che hanno formato le stelle nel cielo? Chi sa che cosa è il ferro, conosce gli attributi di Marte. Chi conosce Marte conosce gli attributi del ferro. Che cosa avverrebbe del vostro cuore se non vi fosse il Sole nell’universo? (…) Afferrare gli elementi invisibili, attrarli grazie alle loro materiali corrispondenze, controllarli, purificarli e trasformarli con il vivente potere dello spirito, tutto ciò è vera alchimia.”

(Paracelso, Paragranum I – citato in F. Hartmann, Il Mondo Magico di Paracelso – pag.225)

Bibliografia:

  • Angelini A., Il serto di Iside – Quaderni di Erboristeria Alchimica, 1989, Kemi, Milano

  • Hartmann F., Il mondo magico di Paracelso, 2010, Ed. Mediterranee, Roma

  • AA.VV. Manuale di Medicina Spagyrica, 2008, Tecniche Nuove, Milano

LA FISIOLOGIA OCCULTA NELL’ ANTICA MEDICINA EGIZIA

 

MEDEG

I Neter e le sette forze direttrici della Vita

La mentalità posseduta dagli antichi era ben diversa da quella attuale. Il loro processo conoscitivo differiva dal nostro sostanzialmente grazie ad un “terzo elemento” presente nel loro sistema di ragionamento: l’analogia. Il pensiero aristotelico, padre dell’attuale cultura, comprende, diciamo, due postulati base: la deduzione, ovvero osservo dei fenomeni e ne deduco delle leggi, e l’induzione, cioè conosco delle leggi e “prevedo” i relativi fenomeni. Gli antichi vi aggiungevano quella che potremmo definire “una terza dimensione del pensiero”, l’analogia, quell’”identità occulta” che sottostà a fenomeni estremamente diversi, che per logica non si possono imparentare tra di loro, ma che analogicamente sono affini, perché relativi ad una medesima funzione universale, ad un determinato Archetipo:

Con l’analogia noi abbiamo alzato una perpendicolare sul piano che ci permette di avere una visione spaziale delle cose e dei fenomeni. Si passa da una scienza di superficie, quale è la nostra, ad una scienza di volume, quale è quella tridimensionale. Il processo della conoscenza, che comprende il lavorio dei sensi e il sistema di ragionamento, è un processo di volume e non di superficie. (Angelini A., 1986, p 12)

Questo pensiero analogico, che trascende la logica ordinaria, ci permette di cogliere quelle entità che sottostanno alla manifestazione in modo invisibile, inafferrabile ai sensi fisici, che vengono definiti Archetipi, Dei, Neter dagli egizi. Per gli egizi, l’universo è un’espressione dell’Intelligenza Unica, dell’”Uno Unico che è senza secondo”, come si legge nel famoso “Inno ad Amon-Ra”.

Ora, questo Essere Unico, inconoscibile, invisibile, possiede, secondo gli antichi, sette spiriti messaggeri, sette agenti di questa Volontà, sette funzioni primarie, che gli egizi chiamarono Neter, termine rappresentato dal geroglifico band, le bandierine, stendardo  della divinità, a sua volta composto dai segni segnidove il simbolosuper(N) indica la superficie delle acque, simbolo di un’ energia, una vibrazione;vibra(T) è il bolo usato per aggiogare gli animali, quindi rappresenta un legame; bocca(R) è la bocca che parla, che emette un suono, il Verbo Creatore, che porta in manifestazione.

Quindi il termine Neter assume il significato di un’energia, una vibrazione, che si manifesta, si concretizza, legando fra di loro due piani di manifestazione (fisico e metafisico), pur restando al di là del campo di osservazione dei sensi umani. I Neter sono quelli che vengono chiamati i Sette Dei Misteriosi dell’Egitto; i sette pianeti dell’Astrologia classica, i sette Metalli degli alchimisti, i sette Angeli dell’Apocalisse della tradizione cristiana, i sette Reggenti del Corpus Hermeticum, i sette Logoi planetari della teosofia, etc. Nella Mundaka Upanishad, primo khanda, leggiamo:

Da Lui derivano i sette prana, le sette fiamme, il combustibile, le sette oblazioni, i sette mondi dove si muovono i prana, che stanno nell’intimo d’ognuno disposti a sette a sette.

Tutta la manifestazione sensibile si basa sulle leggi del settenario, come possiamo notare a partire dal regno atomico, in cui tutti gli atomi si snodano nella loro progressione genetica per sette, sia per valenza, sia per serie di inviluppi v-2elettronici che si pongono attorno al nucleo centrale,  a livello minerale, in cui esistono sette sistemi di cristallizzazione; sette sono le ghiandole endocrine; i chakras, i nostri centri di coscienza; sette le note musicali, i colori dello spettro elettromagnetico.

L’alchimia medievale ha chiamato questi sette Neter con i nomi dei pianeti del nostro sistema solare: Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio, più i due luminari, il Sole e la Luna. Ognuno con una sua specifica identità. Il fatto di attribuirgli i nomi dei pianeti non vuol dire, comunque, che ci si riferisca agli stessi, ma a delle funzioni universali, anche se i pianeti fisici rappresentano la parte animica, il Ba, l’anima sensitiva dei Neter, o talvolta anche il loro Ka, ovvero la parte energetica, poiché i loro corpi sono, per così dire, “distribuiti” su più piani. Ad esempio, la stella Sirio fu detta il Khu di Iside, cioè l’anima superiore, il Mentale dell’archetipo Venere, mentre il rispettivo pianeta era chiamato il Ba di Iside. A tal proposito, vorrei fare una precisazione per quanto riguarda l’Astrologia. Questa scienza, che noi oggi non teniamo assolutamente in considerazione, data la volgarizzazione e la banalizzazione di cui è attualmente vittima, nell’antichità è sempre stata considerata la Scienza per eccellenza, attraverso la quale risalire alle cause che sottostanno alla manifestazione, poiché è dal Cielo, dal dominio degli Astri, che essa ha origine. Volguine, astrologo ed occultista del secolo scorso, asseriva:

… a noi gli astri appaiono come corpi celesti estranei e lontani, che emettono vibrazioni che noi subiamo contro la nostra volontà; per gli antichi, i pianeti erano forze di cui percepivano le pulsazioni nel corpo, nel loro essere interiore, allo stesso modo in cui noi sentiamo, per esempio, le pulsazioni del nostro cuore e lo scorrere del sangue. (…) Quando si tratta di questo tipo di comprensione dell’influenza astrale, l’astrologia non è più un’astratta scienza di vibrazioni cosmiche quale appare ai moderni, bensì una scienza dell’anima, una scienza di tutto ciò che esiste, prima scienza umana e la più alta. (…) La sensazione di forze planetarie interiori era, un tempo, così forte che le si considerava come i veri fondatori dei popoli e delle civiltà. Presso tutti i popoli antichi il periodo storico era preceduto da un periodo leggendario di dinastie divine. I periodi leggendari dell’Egitto, della Caldea e dell’antica Cina sono quelli più conosciuti: ovunque le divinità regnanti erano le personificazioni di forze planetarie. (…) Per noi, l’astrologia è una scienza matematica; per loro, era la conoscenza intima delle energie viventi, poiché si rendevano conto delle forze cosmiche che animano ogni essere. Questa concezione delle forme planetarie è la chiave di volta di tutto il pensiero antico, del simbolismo, delle religioni e delle mitologie.” 

(A. Volguine, 1996, p. 5-6)

In campo medico, la Scienza astrologica si rivela di grande importanza, in quanto può divenire un potente mezzo diagnostico, poiché ogni individuo, al momento della propria nascita ha ricevuto “un’impronta”, come una lastra fotografica, delle particolari influenze astrali, cosmiche, che marcheranno il suo carattere, la sua fisicità, il suo destino, i possibili squilibri a cui può andar incontro nel corso della vita. I sacerdoti-medici egizi, infatti, prima di curare una persona, stendevano il suo oroscopo, in modo da poter effettuare una terapia quanto più consona possibile all’individuo in questione. Vediamo di esporre, brevemente, le funzioni principali di questi sette Neter, senza comunque entrare nei dettagli della complessa teologia egizia.

Il primo Neter che compare sulla scena della manifestazione è identificabile con quello che, posteriormente, dai latini fu chiamato Saturno, il dio che nacque per primo, colui che usurpò il regno del padre Urano (il Cielo) per dar vita alla manifestazione, rappresentando il limite di demarcazione fra il materiale e l’immateriale, fra il macrocosmo ed il microcosmo, la Saggezza, capace di condurre oltre la soglia del sensibile. E’ il sommo Atum degli egizi, il demiurgo che ha creato il mondo, il dio sorto dal fiore di loto che è comparso insieme con il monticello di terra originario, emerso dalle acque del nulla indistinto, e che dentro di sé ha in potenza ogni cosa, ogni creatura e accadimento. Il suo geroglifico è una slitta (usata per portare in processione la statua del dio) vuota, ad indicare il non essere, ma anche l’impossibilità di antropomorfizzare questo dio. Sua ipostasi è anche Seth, in rapporto alla sua funzione cristallizzante, coagulante. Il potere di  concentrazione, la meditazione, sono qualità tipiche di questo Neter. Esso  si pone all’ingresso del Tempio del corpo umano, alla sommità del capo, nell’epifisi, che secondo Cartesio è la sede della parte più evoluta dell’anima, la parte razionale, “l’occhio divino” di Galeno. L’epifisi, situata nella parete posteriore del tetto del III ventricolo cerebrale, viene definita più propriamente un “trasduttore neuro-endocrino”, poiché è in grado di trasformare un impulso nervoso in uno endocrino, che giunge alla retina sotto forma di stimolo luminoso e da qui tramite il nervo ottico ed il ganglio cervicale superiore raggiunge l’epifisi, che provvede al rilascio del suo ormone principale, la melatonina, che inibisce l’attività delle gonadi. Questa ghiandola risulta così strettamente collegata ai ritmi luce/buio, i cosiddetti ritmi circadiani, legati al tempo, come  Chronos, il Saturno greco, è il dio del tempo, infatti in presenza di luce la sua secrezione viene inibita, per riprendere nelle ore di buio. Esso regge anche lo scheletro, la parte più dura, più mineralizzata del nostro corpo:

Vera Janua Coeli, la porta del cielo, il “limitare” da cui si dipartono due strade: una, procede verso il determinismo assoluto, se viene considerato il suo significato discendente, l’altra è la via della Saggezza Divina, del “ritorno alla Materia Prima”, se valutato nel suo percorso ascendente.” (Gentili A., 1983, p 98).

Il relativo pianeta fu dettoUr Ka Pet”, ovvero “Horus il Ka del Cielo”, in quanto legato al karma; era anche detto “la Stella dell’Ovest”, in rapporto al suo luogo di esaltazione, il segno della Bilancia. Il chakra che gli corrisponde è Sahasrara, sede della coscienza cosmica, dell’intuito, della trascendenza, dell’unione con la divinità, il luogo dove si incontrano l’essere ed il non essere, il cui simbolo è il Loto dai mille petali, come i mille mondi superiori a cui è possibile accedere tramite esso, ed il cui mantra è il silenzio, come magistralmente rappresentato dagli egizi nella slitta vuota che indica Atum, la cui essenza fu sempre taciuta.

Il Neter seguente corrisponde a Giove, il Padre degli Dei, l’Amon egizio, colui che governa con equità e giustizia. Rappresenta anche l’ordine costituito, la rettitudine. Con questo Neter nasce la dualità, l’incrocio che “tesse” la manifestazione, infatti nel geroglifico di Amon vi è una scacchiera, che con le sue caselle bianche e nere è simbolo delle due polarità, positiva e negativa. Esso regge l’ipofisi e tutto il complesso ipotalamico, da cui si  dipartono gli ordini che regolano tutto il complesso sistema ormonale. L’ipofisi, posta nel cranio in una piccola cavità dello sfenoide, la sella turcica, suddivisa nei lobi anteriore (adenoipofisi) e posteriore (neuroipofisi), e collegata all’ipotalamo, secerne numerosi ormoni atti a regolare l’attività di tutte le altre ghiandole endocrine, quali il tireotropo (TSH), che stimola l’attività della tiroide, l’adrenocorticotropo (ACTH), che stimola le surrenali, il follicolostimolante (FSH), il luteostimolante (LH) ed il luteotropo (LTH) con azione sulle gonadi, l’adiuretina (ADH) che favorisce il riassorbimento dell’acqua filtrata dai glomeruli renali, l’ossitocina, che stimola le contrazioni dell’utero durante il parto e la produzione del latte, il somatotropo (STH), che regola l’accrescimento corporeo. Il rispettivo pianeta era chiamato “Ur Up Seta”, cioè “Horus giudice delle due terre”, in quanto sovrano di ciò che è stato posto in manifestazione, o anche “la Stella del Sud”, poiché ha la sua esaltazione nel segno del Cancro, nel sud del Cielo. Il suo chakra è Ajna, il chakra del comando, il “terzo occhio” sede della conoscenza superiore, occulta, il luogo dove si riuniscono le due nadi principali, Ida e Pingala, che si incrociano attorno al canale di Sushumna.

Ra è la terza persona della trinità creatrice eliopolitana Atum-Amon-Ra, e corrisponde al bellicoso Marte dei latini. Questo Neter, come anche indicato dal suo glifo astrologico, rappresenta il Fuoco, la Volontà, che si indirizza verso uno scopo ben determinato. Esso si cristallizza nella tiroide e nelle paratiroidi, quelle ghiandole deputate a dare tono ed efficienza a tutto il corpo. Infatti i principali ormoni della tiroide sono  la tiroxina (T4) e la triiodiotironina (T3), la cui azione si esplica sul mantenimento dell’organismo ad un elevato livello di prestazioni, poiché il cuore accelera il ritmo delle pulsazioni, il sangue scorre più velocemente nei vasi, la produzione di globuli rossi viene mantenuta ad un ritmo adeguato, la conduzione dello stimolo nervoso viene accelerata e la capacità di contrazione dei muscoli è mantenuta in efficienza; agisce inoltre sullo sviluppo corporeo, sul metabolismo, facilitando la scissione di zuccheri, proteine e grassi nei loro elementi costitutivi, in modo da fornire energia alle cellule. La tiroide secerne anche la calcitonina, antagonista del paratormone secreto dalle paratiroidi, con azione sulla regolazione del calcio e del fosforo. In Egitto fu anche designato come Khepry, colui che spinge fuori il Sole. Il rosso pianeta fu chiamato “Ra Ur Xuti”, “Ra Horus splendente”, ma anche “la Stella dell’Est”, poichè trova il suo domicilio all’est del Cielo, nel segno dell’Ariete. Il relativo chakra è Vishudda, che significa attività, ordine, azione, ma anche purificazione, poiché rappresenta la via della liberazione per chi ha purificato i propri sensi, ed il cui  risveglio conduce alla chiaroudienza, la perfetta percezione del Logos.

Al centro della sequenza dei Neter vi è il Sole, il datore di Vita, che nell’antico Egitto fu identificato in più divinità, come ad esempio con Ra, il Sole del Solstizio d’ Inverno, nella sua veste di creatore, il Sole spirituale, o con Khepry, il Sole di Primavera, come “colui che diviene”, o ancora con Aton, il disco solare, il Sole fisico propriamente detto. Il suo chakra è Anahata, il chakra del cuore, organo che sappiamo essere analogo al Sole, sede dei profondi sentimenti dell’anima. Anche il cuore possiede una funzione endocrina, infatti secerne un ormone chiamato fattore natriuretico striale o atriopeptina, che agisce sulla circolazione del sangue, sui vasi sanguigni, sui reni, sulle surrenali e su alcune zone del cervello che regolano la pressione del sangue.

Venere, la dea simbolo dell’unione del Cielo e della Terra, trova in Egitto varie rappresentazioni legate a diverse divinità femminili, in base alla funzione che in un determinato contesto deve essere messa in risalto. Gli egizi davano molta importanza alla posizione celeste del pianeta, per distinguerne i vari aspetti. Quando Venere si trovava orientale rispetto al Sole, era la Stella del Mattino, Iside quale annunciatrice della Luce, colei che con le sue lacrime aiuta Osiride a risorgere; quando invece era occidentale rispetto al Sole, diventava Iside quale aspetto femminile della manifestazione, la grande Maga della Natura; mentre nei suoi quaranta giorni di invisibilità, era Neith, colei che tesse la Doppia Energia Luminosa, ovvero le due polarità, Yin e Yang. Venere, nel nostro corpo, regge le ghiandole surrenali, poste al di sopra dei reni. La parte corticale delle surrenali secerne una serie di ormoni quali l’aldosterone, con azione sulla regolazione del sodio e del potassio, il cortisolo ed il cortisone, che stimolano la scissione dei depositi di glicogeno del fegato, e possiedono un’azione antinfiammatoria ed inibitrice sul sistema immunitario, ed anche piccole quantità di androgeni ed estrogeni; la parte midollare secerne invece l’adrenalina, l’ormone dello stato d’emergenza poiché provoca una vasocostrizione a livello dei reni e della pelle con una conseguente vasodilatazione a livello del cuore, del cervello, dei muscoli, del fegato e dei bronchi, in modo da dare più efficienza a questi organi nei momenti di pericolo, ed infine la noradrenalina, che mantiene la pressione del sangue a livelli ottimali. Il relativo chakra è Manipura, che   rappresenta il punto d’incontro fra  la luce proveniente da Anahata ed i centri sottostanti, evidenziando ancora una volta la sua funzione unificatrice.

Thot, come il Mercurio latino, è il messaggero degli dei, colui che comunica agli uomini gli ordini provenienti dal cielo. Così diviene quel Neter che dona all’uomo le scienze, la scrittura, la parola. E’ legato alla Luna, infatti nel tempio di Dendera, vi è il dio posto in cima ad una scalinata composta da quindici gradini, che rappresentano la quindicina lunare crescente; tale rapporto lo ritroviamo tra il chakra Svadhistana (analogo a Mercurio) e Muladhara (analogo alla Luna), infatti sappiamo come pronunciando il mantra relativo a Svadhistana (Vam) entra in vibrazione anche Muladhara, inoltre il primo trasmette al secondo l’energia ricavata dal cibo. La sua ghiandola è il pancreas endocrino, che con i suoi due ormoni, l’insulina ed il glucagone, regola il metabolismo degli zuccheri, dei grassi e delle proteine. L’insulina stimola l’utilizzazione del glucosio come fonte d’energia ed il suo deposito all’interno delle cellule epatiche e muscolari sotto forma di glicogeno; il glucagone, invece, ha azione antagonista all’insulina.

La Luna dai saggi egizi fu appellata con più nomi, secondo le sue fasi. Il più “generico” è Iahiah formato dalla penna (I) che versa in terra, permettendo l’azione (A,il braccio), ed il cordone a tre nodi (H) che rappresenta, in questo caso, gli organi in cui si cristallizza questa funzione, ovvero cervello, stomaco e gonadi. Il suo ruolo è quello di catalizzare le forze provenienti dal cosmo  per poi inviarle sulla terra; e proprio per questo i suoi nomi sono molteplici, poiché è sua natura l’adattarsi alle diverse energie che si incarica di riflettere. In tal modo diviene la vera base sulla quale è possibile edificare la Vita. Analogamente, il chakra Muladhara, è la base, il sostegno del nostro impianto energetico, nonché il punto di partenza per la risalita di Kundalini, il serpente che giace addormentato in questo chakra, che attraverso il suo risveglio attiverà gli altri sei centri di coscienza. La Luna regge le  gonadi, i testicoli e le ovaie, che producono androgeni ed estrogeni, preposti alla funzionalità degli organi riproduttivi.

Bibliografia:

  • A. Angelini, Il Serto di Iside – Quaderni di Erboristeria Alchimica, 1986, Kemi, Milano
  • A. Gentili, Il Volo dei Sette Ibis, 1983, Kemi, Milano
  • A. Volguine, L’Esoterismo dell’Astrologia, 1996, Ed. Xenia, Milano

(Tratto dal sito: http://www.ereticamente.net)

TERAPEUTICA EGIZIA, IL SACRO CONNUBIO TRA MEDICINA E MAGIA

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La Medicina Egizia, come tutte le medicine antiche, è ovviamente inscindibile dall’aspetto magico-religioso, ma la religione egizia, in un certo senso, può essere considerata come una scienza nel vero senso del termine, una scienza globale, in quanto comprendeva anche lo studio delle cause metafisiche dei fenomeni: “La religione egizia era “scienza” nel vero senso del termine. Scienza in senso globale, che, in quanto comprendente anche lo studio delle cause metafisiche e di ciò che non cade sotto i nostri sensi ma che sono strettamente legati alla realtà sensibile, potrebbe essere intesa anche come “religione”. Presso gli egizi “scienza e religione” erano un tutt’uno, in quanto quella civiltà aveva sviluppato la comprensione del mondo che ci circonda non solo nei suoi effetti tangibili, ma anche nell’investigazione delle cause che producono tali effetti. Quella egizia era una scienza sperimentale, non empirica, era religione, non misticismo.” (Angelini A., 1993)

Di conseguenza, possiamo ben comprendere come tutti gli scritti presenti nei papiri medicali  fossero permeati da una forte componente magico-religiosa: infatti, accanto alla descrizione delle varie patologie, in questi papiri troviamo le corrispondenti “formule magiche”, che accompagnano il trattamento, e che la nostra scienza ritiene, impropriamente, inutili pratiche superstiziose  prive di valore. Per l’egizio, al contrario, queste due dimensioni, per noi così diverse, si compenetrano, magia e medicina essendo due facce della stessa medaglia: una formula magica che serviva per curare una malattia è medicina e, inversamente, un trattamento per noi scientifico, razionale, è magia.

Gli egizi indicavano la Magia con il termine geroglifico Heka, composto dal cordoncino a tre nodi (H), simbolo dei tre piani della manifestazione (fisico, animico e spirituale) uniti fra di loro, e dalle due mani protese verso l’alto (KA), nell’atto di incanalare le energie superiori, simbolo del Ka, il “doppio sottile” dell’uomo.  Quindi Heka, letteralmente, significa “l’azione del Ka sui tre piani della manifestazione”, in questo modo il Mago, in possesso di Heka, può proiettare il suo essere su ognuno dei tre mondi, ed il suo Spirito è così libero di muoversi in modo cosciente. Possiamo ritrovare la stessa concezione nell’antica Grecia, nella figura dell’Apollo Iatros, il dio della Medicina, Principio della Scienza Totale. Il termine “Iatros” deriva dal verbo “Iaomai”, ed indica l’infondere la forza vitale attraverso atti ieratici, magico-religiosi, esprime l’infondere di un “potere di vita”, di un “influsso vivificante”:

“Lo Iatros è mago-purificatore, è un Demiurgo che comanda ai tre mondi, spirituale, psichico, vitale; egli con la sua arte ieratica rettifica il perverso, riconducendolo alla norma sacra.” (G. G. Porro, Asclepio, Ed. Victrix, 2009, p.3)

Di conseguenza, nell’antichità, il medico era un mago, un sacerdote, un iniziato di alto rango.
Il termine geroglifico utilizzato per indicare il medico , è composto da due segni: SUNU.
Su, la freccia, indicante anche il bisturi, e Nu, il vaso lustrale delle Acque Madri (che gli egittologi riducono, assai banalmente, al vasetto per contenere i farmaci!). Il Nu è il ricettacolo delle Acque Primordiali, il Vaso entro cui “Tutto” è contenuto. Al suo interno, la Vita possiede tre qualità: generativa, moltiplicativa e vegetativa, e vi si trovano a coesistere due forze antitetiche, ovvero il Veleno e la Cura. Questi due aspetti si presentano come essenza e non come forma, e costituiscono un tutt’uno organico, con una loro specifica identità. Su è il bisturi, quello strumento appuntito e affilato che incide la pelle, e che taglia il “tessuto di Neith”. Mediante questo particolare strumento il Mago può scendere al di sotto della superficie, può “oltrepassare l’apparenza” e scontrarsi con l’essenza del male che genera la malattia, individuando così  le fonti dello squilibrio: che in un secondo tempo verranno somatizzate in modo specifico.

Il termine Su-Nu ci porta anche a fare un’analogia con il medico cinese e la sua tecnica dell’agopuntura, dove attraverso un ago (Su) infisso in un determinato punto del corpo, quale “Athanor”, ricettacolo di energie vitali (Nu), riporta l’equilibrio in quel dato meridiano in cui l’eccesso o il difetto di carica provocano la malattia. Quindi, nel termine Su-Nu, la freccia (ovvero il bisturi) si dirige verso il Nu (il vaso) per andare a colpire il centro dello squilibrio e quindi riportarlo all’Armonia.

Il medico-sacerdote egizio operava all’interno del tempio, che già di per sé assumeva un alto valore terapeutico, poiché costruito “in accordo con il Cielo e con la Terra”, ovvero secondo le leggi del geomagnetismo (percorso delle correnti telluriche) ed orientato in base alla posizione di determinate stelle, in modo da incanalare ben precise forze astrali.

Tra tutti i templi d’Egitto, quello di Kom Ombo, sulla riva occidentale del Nilo, a circa 40 km da Assuan, edificato ai tempi di Tuthmosis III (XVIII dinastia) e successivamente ricostruito in epoca tolemaica, assunse un particolare rilievo per quanto riguarda la medicina. Infatti, all’interno di questo tempio, venivano preparati i futuri “medici-sacerdoti”, che avrebbero, in seguito, percorso le vie dell’Egitto.

Questo tempio era dedicato a tre divinità: ad Hathor, ipostasi di Iside, la grande maga della Natura; ad Horus, il dio a testa di falco, che “istruito da Iside, sua madre, nella medicina e nella divinazione, rese grandi servizi al genere umano, tramite i suoi oracoli e i suoi trattamenti delle malattie” (testimonianza di Diodoro Siculo) e a Sebek, il dio coccodrillo. In questo contesto, le Correnti Cosmiche selvagge e distruttive impersonate dal dio Sebek, si incontrano e si fondono con la Coscienza Solare dell’Iniziato (falco) che, mettendo in comune l’Athanor (Hathor) creano la Vita, o in un altro senso, guariscono dalla Morte.

Inoltre, situate vicino ai templi, si trovavano le cosiddette “Case della Vita”, che erano dei luoghi dove venivano conservate tutte le opere “scientifico-religiose”, ed in cui i giovani aspiranti medici facevano esperienza con gli anziani, studiando e ricopiando gli antichi testi, ovvero i papiri medicali.

In ogni tempio d’Egitto era presente un altare dedicato ad Imhotep, considerato il padre della medicina. Vissuto circa 5.000 anni fa (2600 a. c.) “il grande medico degli Dei e degli uomini”, come fu definito degli Egizi, era sommo sacerdote di Ra ad Eliopoli, Gran Visir del faraone Djoser (III dinastia), primo architetto della storia (progettò la famosa piramide a gradoni di Saqqara), grande astrologo, mago, guaritore e patrono degli scribi, in epoca ellenistica la sua figura fu associata a quella di Esculapio.
Ed è proprio agli insegnamenti trasmessi dal saggio Imhotep che sono attribuiti gran parte degli scritti presenti in uno dei più importanti papiri medicali: il papiro di Ebers, risalente al 1550 a.C. circa, anche se si sostiene che potrebbe essere più antico, prende il nome dal suo acquirente, l’egittologo e scrittore tedesco Georg Ebers, che lo comprò nel 1873. Scritto interamente in ieratico, è un rotolo di papiro lungo 20 metri, suddiviso in 108 pagine, e contenente la descrizione di varie patologie e circa 876 ricette dei relativi medicamenti (molti dei quali figurano ancora nella moderna farmacopea), con altrettante formule magiche. In questo papiro figura il “Trattato sui Vasi”, che vedremo più avanti, che si pensa tratti di cardiologia e della circolazione del sangue.

Altro famoso papiro medicale è quello chirurgico di Smith, che ci è giunto in copia dal Nuovo Regno, ma la cui redazione risale probabilmente all’Antico Regno (2300 a.C.). Lungo 4,70 metri, è un trattato di patologia interna e chirurgia ossea; vi vengono descritti circa 48 casi di ferite e lesioni e le terapie corrispondenti. Altri papiri medicali sono: quello di Hearst (1550 a.C.), di terapia medica, in cui vi sono 260 ricette per il trattamento di malattie dell’intestino, del cuore, della vescica, ascessi e parassitosi; il papiro di Chester- Beatty, del 1200 a.C., contenente 40 ricette che vengono indicate, assai impropriamente come vedremo, quali rimedi per malattie ano-rettali; il papiro Carlsberg VIII, sempre del 1200 a.C., in cui vi sono prognosi di parto e ricette per la cura degli occhi; il papiro Ramesseo, del 1850 a.C., che tratta di affezioni oculari, reumatiche, pediatriche e ginecologiche; il papiro “ginecologico” di Kahun, che tratta anche di medicina veterinaria ed è sempre del 1850 a.C.; il Berlino 3027, che si occupa di pediatria; i papiri Ramesseum III, IV e V, che riportano ricette per malattie dei vasi sanguigni e dei muscoli; il papiro medico di Londra, ed infine quello di Brooklin (400 a.C.) suddiviso in due parti: nella prima figura un trattato sui serpenti, nella seconda un antidotario ai loro veleni.

“…che cosa può ricavare l’arte medica da uno studio scientifico – spirituale? … il medico vien posto realmente nella condizione di diventare in quanto terapeuta un uomo completo, non solo uno che riflette con la testa sulle malattie, ma uno che partecipa alla prova della malattia in base alla sua intima essenza umana e perciò vede nei processi terapeutici un compito giusto e degno di un uomo, la sua missione.” (Rudolf Steiner, Conoscenza antroposofica dell’Uomo e Medicina, Editrice Antroposofica, Milano 1983, p. 201).

(Tratto dal sito http://www.ereticamente.net)

INTRODUZIONE ALLA MEDICINA IERATICA EGIZIA

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“Ra, altrettanto vero che splendente, conosce che vien fatto.

A colui che compie il bene egli fa il bene, a colui che fa il male egli fa lo stesso”

(Iscrizione Luovre n. 2540)

La Medicina Egizia, nonostante la sua grande importanza nell’antichità, è stata oggi quasi completamente dimenticata o comunque non tenuta in debita considerazione, dato l’imperare delle medicine tradizionali provenienti all’oriente, in particolare dalla Cina e dall’India, cui fanno capo la maggior parte dei sistemi di cura non convenzionali attuali, dimenticando, a torto, la nostra tradizione occidentale, la cui culla è stata proprio la valle del Nilo, Scienza Ieratica che non differisce affatto da quella orientale, poiché, nella sostanza, se non nella forma, i postulati sono identici.

I numerosi monumenti, le tombe, i papiri, ci narrano di una cultura antichissima, risalente ad oltre 6000 anni fa, ma le cui profonde conoscenze sono state, in un certo senso, “offuscate”, fondamentalmente a causa della superficiale e distorta interpretazione dei documenti da parte della nostra cultura profondamente materialistica, che non riesce a cogliere il senso reale dei vari testi geroglifici. Ricordiamo semplicemente come due personaggi oggi ritenuti i “padri” dell’attuale medicina, ovvero Ippocrate (V-IV secolo a.C.) e Galeno (II secolo d.C.), abbiano acquisito le loro conoscenze proprio all’interno dei templi egizi.

La scienza attuale si sta pian piano rendendo conto, piena di stupore, delle cognizioni anatomiche e fisiologiche possedute dagli antichi Egizi, affermando, ad esempio, che conoscessero la circolazione del sangue prima che questa fosse scoperta da W. Harvey nel XVII secolo, o la correlazione tra occhi e cuore mirabilmente rappresentata nell’immagine del capo di Horus, il dio Falco, dove vi è, all’altezza del cervelletto, lo stesso simbolo che si trova sul geroglifico del cuore, e che indica la regione del ganglio stellare che comanda il riflesso oculo-cardiaco, poiché è proprio da questo ganglio che nascono le due radici del nervo cardiaco inferiore che innerva il cuore.

Così come sorprendono le cosiddette “diagnosi di parto”, effettuate bagnando con l’urina della donna gravida un chicco d’orzo ed uno di farro: se non germinano, la donna non partorirà, se viene fuori prima l’orzo, sarà un maschio, se il farro, una femmina; oggi si scopre che l’urina di una donna gravida contiene sostanze che favoriscono la germinazione, mentre quella di una donna non gravida, la inibiscono. Gli esempi sarebbero tantissimi.

Gli egittologi dell’Università Americana del Cairo, analizzando i vari papiri in cui vengono descritte alcune ricette erboristiche comunemente utilizzate in Egitto, si sono resi conto che queste poggiano su solide basi scientifiche e che anche oggi, medicinali e cosmetici, si basano sugli stessi principi.

Gli studiosi affermano che quando hanno decifrato gli antichi documenti, si sono accorti che i rimedi degli Egizi non solo avevano un’ottima azione terapeutica, ma potevano anche essere applicati alle terapie attuali. Ad esempio, le ferite venivano trattate con miele, resine e metalli dalle proprietà antimicrobiche e cicatrizzanti; per i disturbi muscolo-scheletrici ci si avvaleva di rubefacenti, sostanze in grado di richiamare il flusso sanguigno sino all’epidermide, utilizzati ancora oggi; le coliche venivano calmate dall’impiego della iosciamina, un alcaloide presente nella Belladonna, che oggi si usa per gli spasmi viscerali e le ulcere; e come nella moderna erboristeria e fitoterapia, il Coriandolo ed il Cumino servivano a ridurre la produzione di gas intestinali, l’olio di Ricino rappresentava un buon rimedio contro la stitichezza, l’Acacia serviva contro la tosse, l’Aloe per dermatiti di varia natura, la corteccia del Salice, ricca di acido salicilico (il precursore dell’Aspirina) come antinfiammatorio e febbrifugo, la corteccia del Melograno si usava per combattere la parassitosi da tenia, ed oggi si scopre che contiene piridina, un alcaloide che agisce bloccando il sistema nervoso del parassita. Inoltre, nelle mummie egiziane sono state trovate otturazioni dentarie che sia per la perfezione tecnica, sia per il materiale utilizzato, non hanno nulla da invidiare alle più complesse tecniche moderne.

Per di più, secondo le ricerche effettuate dal Centro Knh di Egittologia Biomedica dell’Università inglese di Manchester, le radici della medicina moderna si hanno proprio nella terra dei faraoni, e non nell’antica Grecia, ed a dimostrarlo sarebbero i papiri medicali, precedenti di migliaia di anni la nascita di Ippocrate, il padre indiscusso della medicina moderna. D’altronde già Omero osannava i medici egizi, ritenendoli i migliori del suo tempo. Tutto ciò ha condotto gli studiosi addirittura ad affermare che il primo trattato di fitoterapia può benissimo considerarsi il papiro di Ebers.

Ma al di là di quanto asserito dalla nostra scienza, la Medicina Egizia, è ben lontana dal pensiero dell’attuale medicina allopatica, poichè poggia le sue basi sulla conoscenza della fisiologia occulta dell’uomo, nonché delle mutue relazioni tra questo ed il Cosmo. Si tratta di una medicina olistica, le cui conoscenze, dopo la fine del popolo egizio, sono state gelosamente custodite dall’alchimismo medioevale, passando poi, seppur in modo celato, nella tradizione culturale dell’Occidente. Tali pratiche, tra l’altro, sono perfettamente adattabili agli attuali sistemi naturopatici.

(Tratto dal sito www.ereticamente.net)